lunedì 19 ottobre 2009

Lettera aperta a "Repubblica"

 Cara redazione di "Repubblica", sono venuto a sapere della vostra inziativa a tutela della "dignità delle donne" a seguito degli insulti del premier Berlusconi nei confronti dell' on. Rosi Bindi in merito ad una sua presunta bruttezza esteriore.

venerdì 25 settembre 2009

Velate e Veline


Poco tempo fa in una di queste zone, precisamente nella tristemente nota Verona, è successo un fatto molto eloquente. In una piscina comunale, le mamme veronesi protestarono per la presenza di una donna musulmana con un costume integrale (che comunque lascia il volto completamente scoperto), chiamato “burkini”.

Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, appoggiò la squallida protesta di queste signore e disse(1):
Quando si va in un Paese diverso dal proprio è giusto adeguarsi agli usi e costumi di chi ospita. E’ una forma elementare di rispetto. Qui si trascendono le questioni igieniche: se c’è una regola di comportamento generale va rispettata, altrimenti uno potrebbe andare in acqua col cappotto o la pelliccia. Quindi chi viene in piscina, sia cristiano o musulmano, induista o animista o ateo, deve accettare le norme di comportamento e del comune sentire, altrimenti il bagno va a farselo a casa sua.”

Or bene, quindi, siccome per il comportamento e il sentire comune, è bella cosa, per le donne, stare al mare e in piscina tutte scoperte e con le natiche e seni in bella vista, tutte le donne sono obbligate a vestirsi ed esibirsi in questo modo, anche e soprattutto in presenza di bambini. Così i “bambini non si spaventano”. Anche gli autoproclamati paladini dell’infanzia e forcaioli militanti della Antipedofilia la pensano in questo modo (altrimenti non si spiegherebbe il loro cotanto amore per Studio Aperto). I bambini devono vedere tette e culi e guai a quelle donne che si coprono davanti a loro. Così hanno stabilito “il comportamento e il sentire comune” e i paladini della difesa dell’ infanzia.
La Lega e il popolaccio stolto, rimbecillito e sanguinario cui fa riferimento, dicono che la legge vieta alle persone di andare coperte, e quindi, per loro, anche una donna musulmana con il velo è passibile di reato penale. Nulla di più falso. Non esiste nessuna legge in questo senso, per fortuna. Quella legge del codice penale, cui loro si appellano, in realtà non vieta ciò che essi vorrebbero fosse vietato. Ecco cosa dice tale legge:

È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino. Il contravventore e’ punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro.”

Quindi è vietato andare con il volto coperto solo se non vi è “giustificato motivo”.Le donne musulmane indossano il velo e altri abbigliamenti simili per motivi religiosi e culturali cioè per manifestare la loro dedizione alla loro religiosità e cultura, e quindi sono assolutamente giustificate. Per altro, questa legge (che comunque non condivido, perchè troppo repressiva) fu formulata nel 1975, in pieni “anni di piombo”, cioè in un periodo in cui, sovente,per motivi politici, scoppiavano gravi scontri in piazza, tra giovani coperti da passamontagna o fazzoletti. Quindi tale legge non colpisce di certo quelle donne che di loro volontà e in ossequio alla loro religione e ai loro ideali di mantenere sobrio il loro corpo, si coprono con il velo e con abbigliamenti simili.

I

mercoledì 9 settembre 2009

Viaggio nel Nuovo Ordine Sessuale(Parte 2)


sabato 22 agosto 2009

Viaggio nel Nuovo Ordine Sessuale(I parte)

 

martedì 4 agosto 2009

L'Impostura(mediatica) di Capodanno svelata

Ecco presentati, in ordine cronologico, le più importanti tappe giudiziarie(e risvolti politici connessi) sulla vicenda mediatico-popolare-giudiziaria del cosiddetto "Stupro di Capodanno", sul quale i mass media accompaganti da politici e impostori opinionisti hanno creato una vera e propria cappa di terrore, di morte e di mistificazioni.

giovedì 23 luglio 2009

Lettera di Rino Barnart a Repubblica

 Pubblico questa bellissima lettera di Rino "Barnart" Della Vecchia( autore del libro " Questa metà della Terra") al quotidiano femminista "La Repubblica". Buona lettura:

Cortesi Professor Galimberti e Sig.ra Beatrice,

giovedì 2 luglio 2009

Hanno stuprato la Febbre Suina

02/07/2009
Un tempo, quando nella società vi era ancora un briciolo di razionalità e buon senso, di fronte a qualche evento strampalato, giustamente si esclamava: "Roba dell'altro mondo". Oggi invece si dovrebbe dire: "Roba di questo mondo":

mercoledì 10 giugno 2009

Velina, ergo Femminista

10/06/2009
Il clamore suscitato, in questo ultimo periodo, dal diretto e caloroso rapporto di amicizia e stima che il premier Silvio Berlusconi ha avuto nei confronti di veline e soubrette varie, ha ridestato violentemente l'annosa e quanto monotona polemica femminista a riguardo della presunta "mercificazione del corpo femminile ad opera del maschilismo".

domenica 24 maggio 2009

Vita in una Galera a cielo aperto

Atto I
Luana: Sui 30 anni. Impiegata,grande cocainomane e discotecara, passa i suoi week end a fare sesso in discoteche con partner occasionali.
Luca: Sui 25 anni. Studente, docile e tranquillo, ma un nervoso. Minuto e gracile.
L'Innominabile: Non Nominabile.E' l'autentica versione di Luca. E' Luca, ma come in un universo parallelo.
Nicolas: Sui 25 anni. Di etnia Rom, campa con saltuarie e misere elemosine ricavate suonando la fisarmonica nei bus e nei metrò.

sabato 9 maggio 2009

I Diritti Umani secondo l'Occidente femminista


In questi giorni dagli organi di "informazione" si è levata molta indignazione per la condanna a morte di Delara Darabi,ragazza iraniana di 23 anni colpevole e reo confessa di un omicidio. Chi conosce il mio blog sa benissimo quanto orrore provo nei confronti della pena di morte e di come apprezzo ogni sforzo teso all'eliminazione di questa pena, tuttavia altrettanto apprezzamento non posso provarlo quando l'indignazione per una condanna a morte è suscitata da motivazioni puramente strumentali e ideologiche.